25.11.2012

Nei giorni scorsi il cardinale Scola ha rinnovato il Collegio degli esorcisti e con le nuove nomine di sacerdoti incaricati a svolgere questo delicato compito, il numero è passato da 6 a 12. Ma in Diocesi c’è ancora bisogno di queste figure pastorali? «Dalle domande che arrivano l’esigenza è anche raddoppiata - ammette monsignor Angelo Mascheroni, Vescovo ausiliare e responsabile del Collegio esorcisti dal 1995 -. Giungono molte richieste di nomi, indirizzi e numeri di telefono... Per questo abbiamo attivato un centralino in Curia dal lunedì al venerdì dalle 14.30 alle 17 (tel. 02.8556457). Chi ha bisogno può chiamare e troverà una persona che smista le segnalazioni sul territorio per evitare alle persone di affrontare lunghi viaggi».

Intanto i 12 esorcisti hanno già segnalato giorni, luogo e orari in cui sono disponibili al pubblico. «Mentre si preparavano a questo nuovo ministero, dopo una lezione di dogmatica con don Alberto Cozzi e di Sacra Scrittura con don Franco Manzi, ho suggerito loro di tenere la propria agenda e di non lasciarsi sopraffare dal super-lavoro. Bisogna salvare l’incolumità professionale di ciascuno, perché questi sacerdoti svolgono anche altri ministeri, di parroco, vicario parrocchiale o decano».

Il demonio allora c’è ancora e agisce. Ma come si rivela?
Chiedo sempre se prima di rivolgersi a un esorcista sono stati da maghi, che magari hanno spillato soldi. Chiedo anche se sono andati da specialisti, perché talvolta si tratta di fenomeni mentali, psichici e psichiatrici. Poi bisogna difendersi anche dai parenti, perché a volte sono più accaniti loro dei fratelli, figli, genitori, insistono nel dire: «C’è di mezzo il diavolo!». Il ministero fondamentale degli esorcisti è quello dell’ascolto e della consolazione, perché arrivano persone disfatte che maledicono il prossimo. Vanno accolti tutti con grande serenità e non bisogna smarrirsi di fronte alle parole che sentono, perché il Signore è sempre più forte del demonio. Però i fenomeni davvero diabolici, almeno secondo la mia esperienza, sono molto rari.

Chi si rivolge agli esorcisti?
Arrivano giovani e anziani, uomini e donne, persone di diversi livelli culturali, dalla quinta elementare alla laurea. Di solito telefonano i parenti, per i ragazzi chiamano i genitori dicendo che il figlio non va più a scuola, si droga, è ribelle... In realtà non c’è il demonio, ma a 18 anni i giovani non vogliono più imposizioni. È importante quindi discernere bene le situazioni. Monsignor Lorenzo Longoni, che era un vero esorcista, mi diceva che nella sua vita ha fatto un solo esorcismo. Il libro degli esorcismi, pubblicato dalla Cei e purtroppo fuori commercio, contiene semplici preghiere di benedizione e di consolazione, non di allontanamento del diavolo. Quando vengono da me i penitenti faccio dire un Padre nostro, la preghiera più bella che ci ha insegnato Gesù e che è il primo vero esorcismo perché diciamo: «Liberaci dal male». Può essere un male fisico, psichico, morale, ma anche il maligno.

Le persone che si rivolgono a voi sono credenti?
Per la maggior parte sì, a volte chiedo se vanno a Messa la domenica, quando si sono confessati l’ultima volta... Sono domande da rivolgere dopo la seconda o terza seduta, perché all’inizio si accoglie e si ascolta, poi si aiuta e si indirizza. Se una persona non si confessa da 10 anni, io dico: «Vada prima a confessarsi e poi tutto passa». È un mondo un po’ strano, che coinvolge la psiche, l’etica, il dolore fisico e quello psichico. Ci sono giovani che arrivano e dicono di aver partecipato con gli amici a sedute spiritiche «per divertimento, per ridere...». E io rispondo loro: «Se lo fai per ridere il demonio non ti prende sul serio. Il demonio è una persona seria». Bisogna agire con serenità, serietà e un pizzico di umorismo, altrimenti si è davvero travolti.

In che senso?
C’era un esorcista che riceveva 120 persone al giorno, ma era solo una benedizione, una parola di conforto. È troppo poco. A Oreno c’era un bravo padre cappuccino e avevo detto al suo padre Provinciale di chiedergli l’obbedienza di non incontrare più di 25 persone al giorno. I colloqui dovrebbero essere 2-4 al giorno, non di più, altrimenti è troppo. C’è da dire che i maghi si fanno pagare, noi invece dedichiamo tempo, ascolto, benedizioni... tutto gratis, ci mancherebbe altro. E non ci limitiamo a dieci minuti di incontro, ma quanto c’è bisogno.

In definitiva la Chiesa di Milano che cosa deve fare?
La Chiesa deve dare ascolto a queste persone, perchè è un ministero anche questo. Poi, se il demonio è davvero presente, il Vangelo ci dice come si è comportato Gesù: pregando, digiunando e amando.