6.11.2012

«La memoria del cardinale Colombo sia luce alla nostra fede»: così il cardinale Angelo Scola nell'intervento che, questa mattina alla Biblioteca Ambrosiana, ha aperto il convegno “Giovanni Colombo e il suo tempo. Statura e originalità di un maestro e di un pastore”, primo evento delle manifestazioni previste per l’Anno Colombiano, a 110 anni dalla nascita del Cardinale, a 20 dalla morte e a quasi 50 dalla sua nomina ad Arcivescovo.

L’Arcivescovo ha esordito ricordando le parole di Benedetto XVI che, rivolgendosi ai milanesi l’1 giugno scorso in Piazza Duomo in occasione dell’Incontro mondiale delle Famiglie, li aveva invitati, «come eredi di un glorioso passato e custodi di un patrimonio di inestimabile valore, a trasmettere la fiaccola che hanno ricevuto alle nuove generazioni». Il cardinale Scola ha così ribadito l’urgenza di immettere nella società il “lievito” evangelico, inserendolo in un contesto dinamico e missionario.

Presentando la figura del suo predecessore, l’Arcivescovo ha spiegato come il cardinale Colombo abbia saputo affrontare in modo positivo un periodo complesso come quello del Sessantotto. Davanti all’abbandono della pratica cristiana da parte di moltissimi giovani, Colombo - «pioniere della teologia spirituale, di cui pone i fondamenti teoretici», ha spiegato Scola - volle promuovere la partecipazione dei fedeli grazie al sostegno delle attività culturali e dei movimenti che si stavano sviluppando in quegli anni. Fu maestro ed educatore, e in questo senso l’anno a lui dedicato si pone in linea con le indicazioni del Sinodo dei Vescovi per la nuova evangelizzazione.

Una figura importante per la Chiesa ambrosiana, che si può riscoprire attraverso la lettura dei suoi diari. Ha ricordato Scola: «Era incline allo scetticismo e al disincanto nel giudicare le cose. Nominato Arcivescovo, disse: a tanto mai non salì neppure il più svagato dei miei pensieri». Figlio di una famiglia laboriosa, coltivò sempre lo studio delle lettere e, divenuto docente, dimostrò una grande capacità di appassionare allo studio. Uomo di profonda cultura, fu tra i pochi in Italia a interessarsi alla tradizione anglosassone di Lewis, Tolkien e Newman.

Proprio riferendosi al profilo intellettuale di Colombo, il cardinale Scola ha così ribadito l’importanza della cultura e in particolare dell’insegnamento che può venire dalla storia, oggi molto trascurata e oggetto di “letture” parziali e superficiali (soprattutto per quanto riguarda il periodo dal 1945 in poi). Per l’Arcivescovo è importante promuovere la storia in tutte le sue forme ed è necessario cercare fattori di continuità per superare la fase tumultuosa che stiamo vivendo. La memoria storica è uno stimolo fondamentale per la nostra vita cristiana: in questo senso è fondamentale continuare il processo di ricezione del Concilio Vaticano II, di cui l’arcivescovo Colombo fu protagonista.

Il cardinale Scola ha concluso auspicando nei prossimi anni la pubblicazione di una storia della Chiesa ambrosiana e la creazione di un Istituto che possa valorizzare il patrimonio storico dell’età medievale e moderna.

 

In allegato nel box in alto a sinistra contributi degli altri relatori intervenuti al convegno